Inizia la vita matrimoniale nel modo migliore e affidati ai consigli della dr.sa Francesca Veccia.

LA VITA DI COPPIA....

Ci piace pensare alla storia di una coppia come a un viaggio. A un certo punto arriva, sul binario 1, il treno dell’amore. Si parte mano nella mano. Il desiderio è di arrivare a destinazione “insieme”. Alla partenza il cielo è terso; c’è il sole. I raggi riscaldano il cuore, danno speranza, fiducia: ci sono le premesse per un bel viaggio! 

Ma uno dei limiti della condizione umana è che le variabili atmosferiche, legate agli eventi della vita, non sono prevedibili. Allora la sfida è: quelle mani possono continuare ad abbracciarmi per sempre? È la domanda che più o meno consapevolmente ogni innamorato, sito nello spartiacque tra la spinta a trascendere (andare oltre sé) e l’incertezza e la frammentarietà conseguenza di un contesto sociale senza punti di riferimento, oggi si pone. 

Poi lo scenario cambia; tratti di pioggia, di gelo, di nebbia. Possono esserci tempeste improvvise. Il sole a tratti ricompare. Poi di nuovo nuvole. A volte si ha l’impressione che quel “Si per sempre” non abbia più senso e che l’unica soluzione sia scendere dal treno, magari prenderne un altro con la speranza che il cielo si mantenga terso.

Sternberg in A triangular theory of love, (1986) sostiene che la stabilità della coppia è paragonabile ad un triangolo, per cui, affinché possa essere profondo e duraturo devono coesistere come i lati di un triangolo equilatero tre componenti fondamentali. La componente Intimità si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione. Questa componente determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro la propria autenticità e i propri sentimenti, a considerare il rapporto con l’altro speciale e di grande valore nella propria vita. La componente Passione riguarda gli aspetti più impulsivi che possono caratterizzare una storia d’amore: attrazione fisica, desiderio sessuale, ma anche desiderio di appartenenza, di dominio o di sottomissione. La componente Decisione- Impegno è distinta in due aspetti:  la Decisione (aspetto a breve termine) è il primo passo che consiste nel desiderare di amare qualcuno; l’Impegno (aspetto a lungo termine) consiste nell’impegno a mantenere la relazione. La “grandezza” dell’esperienza di amore dipende dalla forza dei suoi tre componenti, per cui più intimità, passione e impegno caratterizzano il nostro amore, più questo sarà grande.

Molti pensano che l’amore dipenda solo dai sentimenti, dalle emozioni, dalle forti passioni a cui bisogna abbandonarsi e basta. Ma non è solo così. L’amore è una costante sfida. Non è facile e non è di certo uno spazio calmo in cui tutto scorre in armonia e tranquillità. Bisogna muoversi, crescere, comprendere, lavorare insieme. È un’avventura senza eguali, in cui si alternano l’armonia e il conflitto, la gioia e la tristezza. L’amore è un’arte che ci arricchisce come persone e da cui possiamo imparare qualcosa ogni giorno. 

 

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IL POTERE DELLA COMUNICAZIONE

“Il dialogo sta all’amore come il sangue sta al corpo. Quando il sangue cessa di scorrere, il corpo muore. Quando non c’è più dialogo, l’amore muore e nascono il risentimento e l’odio. Ma il dialogo può ridare vita ad un rapporto morto. È questo il miracolo del dialogo”.

                                                                                                                             Reuel Howe

La comunicazione ha un ruolo di primo piano nella vita di ogni individuo nel creare scambi intersoggettivi con gli altri. Il confronto con gli altri è una necessità che porta la persona a costruire il suo sistema di relazioni. In un continuo processo di confronto sociale l’individuo apprende a valutarsi e ad attivare le risorse necessarie per una migliore interazione comunicativa. Il rapporto di coppia è per sua natura caratterizzato da un’interazione dinamica e persistente tra due persone che comunicano sulla base della presunzione di una conoscenza reciproca più o meno approfondita.

Ed è proprio questo aspetto, cioè la conoscenza dell’altro l’elemento più critico ed emblematico della vita a due, che sempre più spesso riserva ai componenti della coppia brutte sorprese. Infatti, spesso si pensa di conoscere il proprio partner molto bene, anzi profondamente, salvo poi a scoprire con grande delusione che di questa persona con la quale si può aver vissuto anche a lungo, si aveva una conoscenza piuttosto superficiale, soprattutto se essa inconsciamente o magari intenzionalmente ha comunicato e agito con il preciso scopo di far conoscere al proprio partner la parte migliore di sé, nascondendo volutamente, per non apparire poco desiderabili o peggio ancora vulnerabili, quella parte di sé che non si accetta o che si intende volutamente tenere segreta, o addirittura ignota a se stessi.

Comunicare nel modo appropriato le proprie emozioni, trovare un giusto equilibrio tra identità e appartenenza nelle relazioni di coppia dà la possibilità di migliorare l’immagine di sé e accrescere la consapevolezza di sé. L’arte della comunicazione richiede condivisione e ascolto reciproci; essa incoraggia la comprensione e la stima vicendevole portando la coppia all’unità nella diversità. La comunicazione ha un ruolo rilevante nel fortificare la coppia; il dialogo è una capacità che va alimentata.

Ma quali sono i contenuti di questa comunicazione? Lo scambio dei pensieri, degli stati d’animo, delle idee, dei valori ma anche dei gesti di tenerezza e amore. La comunicazione profonda dunque è quella in cui vengono sempre esplicitate le emozioni e i sentimenti sottostanti agli eventi, allontanando così quelle incomprensioni che spesso accadono quando diamo per scontato che sia sempre l’altro a doverci capire, anche quando non siamo stati chiari. 

Una buona comunicazione è la base per avviare un processo di reciproca e profonda conoscenza, è un ottimo rimedio per non correre il rischio di ritrovarsi a vivere un rapporto di coppia come estranei.

È il miglior antidoto per prevenire i mali causati dalla routine, dalla noia, dall’apatia, fondamentale anche per promuovere una buona comunicazione interpersonale all’insegna del rispetto reciproco, della fiducia, della felicità, del benessere della coppia. 

 

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             IL VERO AMORE NON E' DIPENDENZA

Siamo tutti in viaggio, consapevoli o non, stiamo navigando sulle onde del tempo e prima o poi bisognerà sbarcare in un porto, senza più possibilità di ripartenza. Il compito di una persona adulta è quello di divenire consapevole dell’importanza che ha l’amore maturo nel compiere questo breve ma intenso tragitto di percorrenza sulle vie dell’esistenza. A cosa ci dovrebbe portare questo viaggio? Alla progressiva e graduale presa di coscienza della nostra identità e potenzialità autorealizzativa, tale da permetterci di scoprire qual è lo scopo della nostra veduta al mondo. Conoscersi, divenire consapevoli e imparare ad amare, è il viaggio di tutta una vita ed è proprio per questo che non c’è mai fine alla scoperta della nostra meravigliosa unicità, in cui risiedono talenti, carismi e potenzialità da esprimere e da donare. 

L’amore, rappresenta il bisogno e la capacità di trascendere noi stessi e, insieme ad un altro, creare una realtà nuova. Nelle sue diverse forme di attaccamento e nelle sue manifestazioni più positive e più sane, l’amore rappresenta un’importante capacità, e al contempo, un naturale e profondo bisogno di ogni essere umano. Talvolta, la frustrazione o l’assenza di esperienze serene di questo sentimento umano, frequenti nell’attuale società ricca di rapporti instabili, possono generare un disconoscimento o una negazione di questo bisogno, che rappresenta invece un importante ingrediente di un sano sviluppo psicofisico e di una buona salute mentale e fisica nella vita adulta. 

Quando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” o, ancor peggio, “dolorosa ossessione” in cui si altera stabilmente quel necessario equilibrio tra il “dare” e il “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali. Infatti, nella società contemporanea, in cui si assiste sempre più spesso alla costituzione di rapporti affettivi “a tempo determinato e responsabilità limitata” fondati su un tipo di comunicazione superficiale quando non fortemente condizionata dai social network, quello della dipendenza affettiva sta diventando un disagio sempre più diffuso. Si tratta di una condizione relazionale negativa caratterizzata da un’assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva che tende a creare malessere psicologico e fisico invece che benessere e reciprocità. 

Il dipendente fa fatica a mettere dei confini fra se stesso e gli altri, si relaziona sempre da uno stato di bisogno, si attacca, tende a manipolare l’altro, nutre aspettative, teme l’abbandono, la separazione, la solitudine. Come spiega Glen Owens Gabbard, psichiatra e psicoanalista statunitense, la dipendenza affettiva si riconosce quando l’amore è un’ossessione capace di obnubilare tutto il resto. Coppie che sperimentano questi vissuti reputano la solitudine come qualcosa di terribile, qualcosa da cui sfuggire pur di esistere. 

Il partner non è quindi la persona con cui si sviluppa una sintonia apprezzabile, resa possibile da somiglianze caratteriali e condivisione di valori, ma, diversamente, egli diventa un abito ritagliato sulle proprie insicurezze. A lungo andare tale indumento diventa sempre più viscerale, sino a diventare una pelle senza cui non è possibile vivere. Troppa energia vitale è impiegata nell’amare o nel ricevere amore e approvazione. Spesso per poter esistere la persona dipendente ha necessità di utilizzare la volontà e la determinazione di un altro, che, a volte, anche non volendo la trascina verso un baratro di annullamento corporeo e mentale. 

Nelle coppie è tipico trovare comportamenti morbosi di gelosia, tendenza all’isolamento e aggressività. Le cognizioni che portano a questi comportamenti sono all’insegna della paura esagerata dell’abbandono, l’incapacità di tollerale la solitudine e alla rinuncia alla tutela del sé e della propria vita. Sono proprio queste strategie di compensazione a rendere ancor più difficile la risalita verso una vita più normale. Il fulcro di questi funzionamenti cognitivi risiede nella valutazione della propria fragilità che influenza la percezione di validità e autoefficacia verso il mondo esterno. Fondamentalmente la fragilità è una icona che ci auto attribuiamo ed è il modo in cui nel tempo abbiamo imparato a guardarci a volte in maniera eccessiva, con lenti distorte che bloccano le nostre potenzialità. 

Per imparare a costruire relazioni affettive sane (che non siano basate sull’atavico bisogno di fusione con l’altro nel tentativo di riparare antiche ferite emotive), improntate alla reciprocità e alla progettualità, è necessario approfondire le ragioni che hanno indotto alla dipendenza affettiva dell’altro. Le risposte sono all’interno di se stessi e la strada per trovarle si dipana nella propria storia personale e familiare. E attraverso un faticoso viaggio negli spazi più angusti e scomodi del proprio mondo interno, sarà possibile ritrovare il valore perduto per se stessi.

 

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          LA "SANA" DISTANZA

La prospettiva psicologica contemporanea focalizza l’attenzione sull’importanza della relazione di coppia nella vita dell’individuo. L’esistenza di legami affettivi sembra essere un elemento fondamentale nella promozione della salute, del benessere e della sicurezza individuale delle persone (Ryff et al. 2001; Diamond e Hicks 2005). Sono tanti i tipi di relazione in cui viviamo quotidianamente.  Ma, cosa deve avere una relazione per essere costruttiva?  Partiamo col raccontare la favola dei porcospini di Schopenhauer (Parerga e Paralipomeni, 1851).

"In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo si stringono vicini. Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo. Ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi male reciprocamente”.

È evidente come il racconto ci parla del nostro bisogno di intimità, di relazioni autentiche. Ma ci dice anche quanto questo faccia paura. Tra paura e desiderio qual è la via di uscita? La strada è tracciata da questa stessa favola. Occorre saper trovare la giusta distanza o, se preferite, la giusta vicinanza. Una relazione, in altre parole, permette di star bene e di crescere quando si stabilisce un rapporto in cui si possa stare vicini, ma nel rispetto dell’altrui autonomia. Significa in altre parole creare uno spazio comune nel quale ciascuno possa rimanere se stesso: incontrare l’altro nella consapevolezza di trovare un’altra persona rispetto a quella che cercavamo; cercare un accordo nella realistica constatazione che non è possibile andare sempre d’accordo (perché i punti di vista, i sentimenti, i sogni, i progetti rimangono sempre diversi); volere bene all’altro volendo il bene dell’altro. 

L’oscillazione tra vicinanza e distanza tra due persone, intesa proprio come fluttuazione tra i due poli, è un gioco che viene messo in atto ogni giorno. Riprendendo il testo, gli aculei del porcospino, in particolare, possono essere visti come quelle caratteristiche personali che, in situazioni di eccessiva simbiosi tra due soggetti, possono causare danni e ferite portando, quindi, all’incrinatura o alla rottura del rapporto. Essere punti nella relazione, però, non porta necessariamente alla sua fine. Quando si avverte eccessiva vicinanza all’altra persona è il momento di trovare il modo di dare maggiore spazio alla propria individualità. 

Allontanarsi troppo, d’altronde, porterebbe il problema opposto, ovvero l’assenza di calore dato dalla socialità stessa. È importante tenere presente che la relazione è il risultato del legame tra due persone differenti, che insieme danno vita a qualcosa di nuovo rispetto a loro stesse. Proprio come 1+1=2, così un individuo insieme ad un altro individuo, ognuno con le proprie caratteristiche e i propri bisogni, formano un nuovo nucleo contenente entrambi, all’interno del quale, cioè, stanno due personalità collegate tra loro ma allo stesso tempo mantenenti la propria individualità. 

 

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